L’olivo rappresenta una coltura mediterranea molto resistente agli stress idrici.
Tale resistenza è dovuta in parte alle radici che hanno una spiccata tendenza ad espandersi ben oltre la proiezione della chioma immagazzinando una notevole quantità di acqua. Le caratteristiche morfologiche (apparato radicale molto espanso, foglie con cuticola spessa e stomi protetti) sono tipiche di una pianta xeromorfa per cui teme di contro l’eccesso di umidità. L’irrigazione costituisce una tecnica molto importante nei primi anni dell’impianto in quanto consente la formazione di una adeguata struttura scheletrica e, di conseguenza, un anticipo dell’entrata in produzione. Diversi studi hanno dimostrato come interventi irrigui razionali e pianificati influiscono positivamente sulla resa in olio; l’irrigazione è invece assolutamente necessaria nel caso di cultivar da mensa. In generale si può dire comunque che l’irrigazione comporta un aumento della produzione senza provocare cali di qualità; una irrigazione razionale (preferibilmente a goccia) favorisce la sintesi di alcuni metaboliti che esaltano le caratteristiche organolettiche dell’olio. L’irrigazione concorre insieme alle altre tecniche colturali razionali (potature non drastiche ed annuali, interventi di fertirrigazione etc) a mitigare l’alternanza produttiva tipica dell’olivo ma molto variabile secondo la varietà.
Lo stress idrico, quando è persistente, si manifesta con aborti fiorali, diminuzione delle infiorescenze e dell’allegagione, cascola dei frutti.
Il fabbisogno idrico dell’olivo in ambiente mediterraneo si aggira tra i 1500 e i 3000 mc/Ha. Il coefficiente colturale (dati FAO) varia da 0.2 (aprile-maggio) fino a raggiungere un picco di 0.4 nel mese di luglio. La fase fenologica di indurimento del nocciolo costituisce senza dubbio un momento in cui è maggiore il fabbisogno idrico della pianta.
Il fabbisogno idrico dipende da numerosi fattori quali le condizioni pedoclimatiche, il sesto d’impianto e la cultivar (da mensa o da olio).
Il terreno costituisce uno dei fattori più importanti in quanto condiziona la scelta del tipo di impianto irriguo e, nel caso di impianto a goccia, la scelta sulla quantità e sulla portata dei gocciolatori. In terreni sabbiosi, ove la capacità di ritenzione idrica è bassa, la pianta necessita di un sistema irriguo a goccia con gocciolatori vicini e con portate medio-basse. In questi casi è opportuno applicare il cosiddetto turno breve (irrigazioni frequenti ma di breve durata) in modo da limitare le perdite per percolazione. Su terreni argillosi la capacità di ritenzione è più elevata per cui le portate dei gocciolatori possono essere maggiori ma la gestione degli interventi deve essere tale da scongiurare i rischi di asfissia radicale. Entro certi limiti la pianta reagisce emettendo radici superficiali in modo da acquisire una certa quantità di ossigeno.
Sui metodi irrigui utilizzati nell’oliveto c’è da dire che i sistemi a scorrimento (a solchi e a conche) ed anche quelli a pioggia sono stati notevolmente superati dai più moderni sistemi di microirrigazione, giunti sul mercato per far fronte ai problemi di carenza idrica delle zone sub-aride. Questi metodi ben si prestano alla coltura dell’olivo purché utilizzati in modo razionale evitandone sprechi. Le applicazioni sono diverse; è possibile utilizzare ali gocciolanti (con gocciolatori coestrusi e a differenti distanze) o gocciolatori (normali o autocompensanti) inseriti su tubazioni in PE. Le linee in polietilene possono essere stese sul terreno o ancora meglio ancorate a fili di ferro che collegano i tutori lungo il filare, a circa 2 metri di altezza dal suolo. In alcuni casi è anche possibile costituire un anello in polietilene attorno alla pianta con diversi gocciolatori con l’accortezza di non “strozzare” la pianta man mano che va crescendo.
Tra i vari metodi di microirrigazione ottimi risultati si stanno ottenendo con la tecnica della subirrigazione nell’olivo utilizzando ali gocciolanti interrate. Ciò consente di aumentare ulteriormente la superficie esplorata dalle radici; importante è la possibilità di effettuare la fertirrigazione utilizzando concimi poco mobili e direttamente assimilabili dalla pianta. Notevoli inoltre sono i vantaggi dovuti alla diminuzione della manodopera e il risparmio d’acqua rispetto agli altri metodi (bassissime le perdite per evaporazione e per percolazione). E’ sufficiente interrate n. 2 ali per ciascuna fila con gocciolatori a distanze e portate differenti in funzione del tipo di terreno. La subirrigazione, accompagnata da interventi fertirrigui, porterebbe ad una esaltazione delle capacità produttive sia in termini quantitativi che qualitativi.
In merito alla qualità dell’acqua si può dire che l’olivo è una pianta abbastanza resistente alla salinità e al calcare. Per questo e per gli altri motivi agronomici sopra descritti l’olivo viene definita pianta rustica e con notevole capacità di adattamento.
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